Sono io che vi parlo, il capitano della nave in perenne dirotta verso ignote e futili destinazioni. Sono il viandante, lo sbandato, il pellegrino di Asakusa che, cinto dagli effluvi orientali non ha mai dimenticato l’amorevole azzurro dei mari mediterranei. Porto nei miei occhi il riflesso delle grida dei gabbiani e sulla mia schiena lo scottante calore dei ciottoli eoliani. Parlo come un mercante di pietre ma vendo me stesso. Ed è agli antri più profondi del mio cuore che il desiderio del sud si è attanagliato con morsa da dogo. Sono io che canto, che sogno e che ricordo il libero sussurro del mare che sontuoso cinge la mia Itaca.