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7月1日 Fine(segue...)Ritornai alla magica stagione dell’infanzia, alla serenità da troppo tempo perduta, varcai nuovamente la soglia della felicità. Rividi mia moglie, quando per la prima volta incontrai i suoi liquidi occhi verdi. Rividi mia moglie quando l’ultima volta la vidi. Pallida, di nero vestita, con i suoi verdi occhi serrati nelle palpebre. Viaggiai a ritroso, incontrai i momenti più unici della mia vita ma anche i più dolorosi. Prima di aprire gli occhi avvertii di non essere solo. Ero avvolto da un profumo nuovo, ancora non sentito in quel piccolo paradiso. Quasi non avevo il coraggio di schiudere gli occhi e vederla. Avevo paura di scoprire il perché. Alla fine dovetti cedere e aprendo gli gli occhi la vidi seduta al mio fianco. Restammo per svariati attimi, che sembrarono giorni, in silenzio, guardandoci negli occhi, estasiati, apparentemente felici. Infine la soavità della sua voce si impose sul silenzio, pronunziando un nome. Era il suo, ma a me non diceva niente. Non sapevo cosa dire, ero appena tornato dal viaggio più bello della mia vita. Avevo attraversato tutti i paradisi e gli inferni che avevo passato nel corso della mia esistenza, trovando infine la chiave della mia gioia, me stesso. In tal modo rimasi ad ascoltare quello che aveva da dire. Mi parlò di lei, del suo doloroso passaggio su questa terra. Vestita di seta bianca trasparente ricordava una fata, la sua vista mi incantava sempre di più. Numerose volte fui tentato di stringerla forte al mio petto e colmarla di baci, ma riuscii a frenarmi. Non potei fare a meno di restare stupito venendo a sapere della nostra conoscenza. Io, infatti, non avevo il minimo ricordo del suo volto, ma lei sapeva tutto di me. Continuando ad ascoltarla scoprii che lei, costretta a casa da una terribile malattia, passava le sue giornate dietro la finestra e vedendomi ogni giorno passare si era invaghita di me. Sentendo questa storia mi rallegrai della sua guarigione e la immaginai come compagna del mio futuro. Dalla sua espressione, purtroppo, capii di essere lontano dalla verità. Continuando nel racconto mi disse come quella malattia la condusse sul letto di morte, lasciandole in gola il sogno di una vita normale, il desiderio di un amore. Quando le chiesi spiegazioni mi disse solo che aveva voluto farmi un regalo, l’ultima sua azione prima di abbandonare completamente questo mondo. L’ultimo e più bel momento del suo effimero passaggio lo aveva trascorso insieme al suo agognato amore. Uomo che non aveva potuto possedere ma al quale aveva lascito un dono unico, la certezza del paradiso. Quando scomparve, lieve e bellissima così come era apparsa, al suo posto una lapide prese corpo. Io restai a piangere, per ore e ore, inondandola di lacrime.
FINE 6月29日 ...continua...(...segue...)
Immerso in questi pensieri notai una strana pianta a pochi metri da me. Le sue foglie erano perfettamente rotonde e foltissime e quando mi chinai per guardarla meglio una folata di vento la scosse, quasi a renderla viva, quasi come non volesse essere avvicinata. Scostai lo strato di fogliame superficiale scoprendo il segreto che celava al di sotto. Quando lo vidi pensai che fosse il motivo per il quale lei aveva deciso di portarmi la, tanta era la sua bellezza. Pensavo fosse un regalo che simboleggiasse il suo sentimento nei miei confronti.Era un fiore, dalle fattezze uniche ed esotiche, che mi si presentò allo sguardo, schiudendosi in un balenare di profumi. Inondato da tanta meraviglia stordii, piombando nuovamente a terra, a pancia in su, ma, stavolta, sorridente. Ai miei occhi si presentava l’azzurro del cielo e qualche rado volo di uccelli. Ero estasiato dal momento e già da tempo avevo smesso di farmi domande volte a trovare una risposta sensata alla mia presenza in quel luogo. Il vento mi carezzava i capelli, l’erba, soffice e fresca, le guance. In quell’ambiente così affascinante e confortevole ero sprofondato in uno stato di sublime beatitudine, dimenticando del tutto la donna. Ripresi a correre intento a raggiungere il fiume. Prima di arrivare mi fermai più volte a guardare la vegetazione che trovavo al mio passaggio, colsi dei fiori, coi quali, facendone una corona, adornai il mio capo. L’acqua scorreva lentamente, accompagnata ritmicamente dal fruscio che i ciottoli, tondi e brillanti, creavano scontrandosi sul letto del fiume. Seduto sulla riva, con i piedi penzoloni, immersi nell’acqua fresca, mi lasciai cullare. Anche i miei pensieri presero il loro corso come immersi in un flusso inarrestabile. Viaggiai a ritroso nel tempo, incontrai i momenti più unici della mia vita ma anche i più dolorosi. Ritornai alla magica stagione dell’infanzia, alla serenità da troppo tempo perduta, varcai nuovamente la soglia della felicità. Rividi mia moglie, quando per la prima volta incontrai i suoi liquidi occhi verdi. Rividi mia moglie quando l’ultima volta la vidi. Pallida, di nero vestita, con i suoi verdi occhi serrati nelle palpebre. Viaggiai a ritroso, incontrai i momenti più unici della mia vita ma anche i più dolorosi... (continua...) 6月27日 ...continua...(... segue...)Sorprendentemente, invece di avvicinarsi, lei cominciò a correre, leggera, tra il verde del giardino. Mi lanciai, con tutte le mie forze, in un inseguimento spasmodico, sino a perdere il fiato, senza, tuttavia, riuscire a raggiungerla. Le mie gambe pesavano, come calamitate a terra, ogni passo era una fatica a confronto della danza in cui la mia ammaliatrice stava esibendosi. Sembrava fluttuare, lieve, sopra il soffice strato d’erba che ricopriva il terreno, sembrava una farfalla in preda al delirio. Questo rituale d’amore ci spinse lontano, facendoci inoltrare in quello che, prima, sembrava solo un giardino di una vecchia, decadente villa abbandonata. Inciampai tantissime volte, cadendo goffamente a terra. Quando successe l’ultima volta non riuscii a rialzarmi e decisi di rimanere lì ad attendere che lei si avvicinasse a me. Questo, però, non avvenne ed io dovetti riprendere il mio inseguimento. Rialzandomi mi avvidi che il posto in cui mi trovavo non era assolutamente quello di cui avevo memoria. Mi trovavo in una valle sterminata e dal punto in cui ero potevo intravvedere un fiume scorrere in fondo alla verde distesa. Pensai che preso dalla foga dell’inseguimento non mi ero accorto della vallata, credevo, infatti di essere ancora alle spalle della villa. Purtroppo questa non si vedeva ed io non riuscivo a ricordare per quanto tempo avessi rincorso quella donna. Era come se avessi perso ogni cognizione spazio temporale. Forse cadendo avevo sbattuto la testa, forse stavo ancora sognando. (...continua...) 6月26日 LacrimeLacrimeLei era una pioggia di sole che aspettava solo un cenno per inondarmi di calore. Le bastavano i miei sorrisi per volare come le aquile, per sognare come i bambini. Mi accorsi di lei passando davanti una vecchia villa che credevo disabitata.Si nascondeva tra le piante, dietro gli alberi, nell’oscurità che le verdi foglie creavano impedendo al sole di giungere a terra. Per un attimo mi fermai, sentendomi come chiamato, ascoltando un sussurro che lieve sfiorò le mie orecchie. Restai fermo con la testa un po’ inclinata ad ascoltare, per cercare di capire se fosse solo una mia impressione. Quel sussurro crebbe lentamente, assumendo una forma, definendosi sempre di più, sino a diventare musica. Un canto ammaliante, il cui oggetto ero io, era il mio nome. Possibile che qualcuno stesse chiamandomi? Si, fu la risposta e ne ebbi la certezza voltandomi. La vidi, per la prima volta, restandone abbagliato. Scivolai nei suoi verdi occhi magici, nuotai per un lunghissimo momento in un oceano la cui acqua era tiepida e rassicurante, mi lasciai cullare dal tepore della sua voce, dalla gentilezza del suo canto. Invitandomi ad entrare indicò il cancello d’ingresso. Lo aprii, varcai la soglia, cercai di avvicinarmi.... (Continua...)10月30日 UN PASSAGGIO SULLA MIA BARCA....Sono io che vi parlo, il capitano della nave in perenne dirotta verso ignote e futili destinazioni. Sono il viandante, lo sbandato, il pellegrino di Asakusa che, cinto dagli effluvi orientali non ha mai dimenticato l’amorevole azzurro dei mari mediterranei. Porto nei miei occhi il riflesso delle grida dei gabbiani e sulla mia schiena lo scottante calore dei ciottoli eoliani. Parlo come un mercante di pietre ma vendo me stesso. Ed è agli antri più profondi del mio cuore che il desiderio del sud si è attanagliato con morsa da dogo. Sono io che canto, che sogno e che ricordo il libero sussurro del mare che sontuoso cinge la mia Itaca. 4月22日 CIAULAGRANDE, PLACIDA COME IN UN FRESCO, LUMINOSO OCEANO DI SILENZIO GLI STAVA DI FACCIA LA LUNA.[...] E CIAULA SI MISE A PIANGERE SENZA SAPERLO SENZA VOLERLO, DAL GRAN CONFORTO, DALLA GRANDE DOLCEZZA CHE SENTIVA NELL'AVERLA SCOPERTA, LA', MENTR'ELLA SALIVA PEL CIELO, LA LUNA, COL SUO AMPIO VELO DI LUCE, IGNARA DEI MONTI, DEI PIANI, DELLE VALLI CHE RISCHIARAVA, IGNARA DI LUI, CHE PURE PER LEI NON AVEVA PIU' PAURA, NE' SI SENTIVA PIU' STANCO, NELLA NOTTE ORA PIENA DEL SUO STUPORE. 4月3日 fate voiConfusi il brivido del freddo con quello della poesia e l'ebbrezza del tabacco con ventate d'ironia...
3月18日 FUGA FINO A QUANDO FUGGIRE MI GARANTIRA' LA GIOIA CONTINUERO' A FARLO. FINO A QUANDO POTRO' ESSERE LIBERO. DOMENICA TORNO A CASA DI RISO E GIALLO NE HO FIN SOPRA I CAPELLI 3月15日 ME STESSOMi viene davvero difficile avere a che fare con una testa di cazzo come me stesso. ma voi come fate??? 3月14日 DISTACCODistacco
Rossa la sera gonfia d’addio Nero d’affetto il lampo non genio ma dolore vetro lo sguardo sopra le teste già chine felice il ricordo già nato nel mare azzurro di gelo il sentirsi morire. 3月11日 BANALITIES Io
cambiero'... Metto la testa a posto, vado avanti, rigo dritto. Scelgo
la vita. Gia' adesso non vedo l'ora. Diventero' esattamente come voi:
il lavoro, la famiglia, il maxitelevisore del cavolo, la lavatrice, la
macchina, il cd e l'apriscatole elettrico. Buona salute, colesterolo
basso, polizza vita, mutuo, prima casa, moda casual, valigie, salotto
di tre pezzi, fai-da-te, telequiz, schifezze nella pancia, figli, a
spasso nel parco, orario di ufficio, bravo a golf, l'auto lavata, tanti
maglioni, natali in famiglia, pensione privata, esenzione fiscale,
tirando avanti lontano dai guai.. In attesa del giorno in cui morirai. 3月10日 Scrivo per scrivereScrivo per scrivere. Di conseguenza il mio lettore ideale è colui che trae come maggior diletto dalla lettura la lettura stessa.
Mi chiedi cosa sia uno scrittore. Di certo non è un politico, né un finanziere, ma si illude di sapere perché esista la politica e a cosa serva la finanza. È uno che avrebbe voluto giocare a pallone e che ti stancherebbe ore ed ore a parlare delle contraddizioni del calcio moderno. È uno che vorrebbe ricalcare le vite avventurose di suoi celebri precursori, sorseggiando cocktail su spiagge affollate da cosce smisuratamente sode ed abbronzate e seni prorompenti più vicini alle forme di un ananasso che a quelle di una coppa per lo champagne, da amache legate a palme esili ma dotate di foglie grandi quanto basta per rinfrescare, con la loro ombra, quelle meningi che fino a pochissimo tempo prima si erano contorte e stritolate per culminare nel parto del più grande capolavoro che la letteratura mondiale potesse ricordare. Credo che in ultima analisi sia un uomo che ami scrivere… …e
che odi le stupide commedie americane…
3月8日 J&KJ: è tutta una questione mentale, se nn ci stai con la testa nn puoi fare niente vero K? Neanche un uovo fritto, nn riesci a vedere un film o a leggere un fumetto, nn è così K? Nn riesci a leggere un fottuto fumetto, cazzo, un fot-tu-to fumetto…
K: Si cazzo è così amico, te lo dico, è proprio così. E sai quando mi succede che nn ci sto con la testa amico? Dico sai quando mi succede? Fratello parlo con te, sai quando cazzo mi succede?
J: No, K nn lo so quando ti succede. Dimmelo tu. Ti prego dimmelo tu fratello.
K: Mi succede quando ho una ragazza. Se ho la tipa, se ho una dannatissima fica per le mani amico… ecco quando, perdo la testa, tutto va a puttane, penso solo che se dovessi perderla sarei fottuto, capisci? Sarei fottuto, in culo. In culo io, in culo tu, in culo tutti amico. Hai capito bene in culo tutti…
J: Hey, hey, hey, aspetta un attimo fratello, aspetta un merdosissimo attimo. Di cosa stiamo parlando? Questo nn è avere una fica per le mani. No cazzo che nn lo è. Questo è tutt’altro. Brutto figlio di una troia nera questo vuol dire essere innamorati testa di cazzo. Non è avere una fica per le mani. No. Non è la sgualdrina di turno. No, fratellone. Questo è schiacciare a canestro all’ultimo secondo e vincere la partita. Questo è un tiro da tre punti mentre l’arbitro fischia. Amico quello di cui parli tu è avere il conto in banca di Magic Jordan. Hey, hey, hey cazzo. È un attico a Manhattan. Si chiama amore testa di cazzo. La troia è la troia. L’amore è l’amore. Non puoi fare confusione tra le due. Ci vogliono le palle per scoparsi la troia e ci vogliono le palle per amare una ragazza. Ma non puoi scoparti una troia amando una ragazza. Non hai 4 coglioni amico. 3月2日 Lo Sticchio Il termine sticchio ha la sua etimologia nel latino Osticulum ovvero
piccola bocca (da Os) con evidente riferimento alla forma dei genitali
femminili. Al contrario di quanto avviene nel gergo italiano, nel quale
l'apposizione della s iniziale privativa determina la creazione del
termine sfigato con il quale ci si riferisce a chi è sfortunato o poco
attraente, dalla sintesi della s iniziale alla parola siciliana
pacchio, sinonimo di figa, si ottiene spacchiusu, termine con il
quale si indica un uomo o una donna attraente e affascinante, in via del tutto
simile a quanto avviene in italiano con l'utilizzo di figo. È utilizzata
talvolta volgarmente, sempre nella lingua siciliana e per indicare l'organo
sessuale femminile, la parola sticciu (almeno in alcune zone della
Sicilia sud-orientale e della Calabria meridionale, nell'ultimo caso anche al
femminile sticchia). È il corrispondente femminile del termine minchia,
che indica invece l'organo maschile, il pene. Curiosamente, nel volgare
siciliano l'organo genitale maschile viene indicato con un sostantivo femminile
(si dice la minchia), mentre quello femminile con un sostantivo maschile
(lo sticchio); questo può essere tuttavia il frutto indiretto della
colonizzazione spagnola nell'isola; nella lingua di Cervantes infatti vi è la stessa inversione di genere
rispetto alla lingua italiana, chiamandosi il pene la polla e la vagina
el coño. Il maggior senso del pudore che, soprattutto nel meridione
d'Italia, ma non solo, ancora persiste attorno alla sfera sessuale femminile
rispetto a quella maschile, fa sì che il termine sia meno conosciuto e diffuso,
nel resto d'Italia, della parola minchia che, almeno come forma di
esclamazione, ha visto parecchio crescere negli ultimi anni il suo utilizzo
anche fuori dai confini siciliani. Non mancano, tuttavia, in Sicilia, anche per
la parola sticchio, delle espressioni colorite che utilizzano il termine
ora con funzione di imprecazione (es. sticchio della malora), ora nel
molto usato epiteto pezz'i sticchio (pezzo di sticchio), che sta
ad indicare una donna fisicamente molto bella e attraente. (Wikipedia). 2月24日 La morte dementeLa morte sontuosa Con denti di ghigno Da quando sei nato Lei ti chiama figlio
La morte oltraggiosa Con voce suadente Ti stringe sui fianchi Le urla non sente
La morte rapace Con occhi di brace Ti bacia le labbra Impone la pace
La morte vogliosa Sul letto distesa Ti tende la mano Con velo da sposa
La morte irridente Volgare e battona Per un pugno d’anime Tira giù la sottana
La morte demente La morte non sente Le urla di uomo Al freddo fendente Apron la strada A ciò che sarà Ciò che è sempre stato Ciò che rimarrà. 2月22日 Tra due mondiTra due mondi
E non sono l’Europa e l’Asia. L’Italia ed il Giappone. No. sono le due teste di cazzo che hanno sempre convissuto dentro di me. Da un lato la mia voglia di nulla, di arrendersi, di lasciare, distruggere e finire. Senza uno scopo, senza un perchè. Dall’altro quella di continuare, di impegnarsi per crearsi uno spazio, di lavorare sodo, di andare avanti. Col rischio di non riuscire. La voglia di droga, alcol, donne facili e vagabondaggio. Alla ricerca di un’immediata felicità, facili opportunità, soldi facili, vita facile, dormire, bere, scopare, morire. Dall’altro il bisogno di un punto di riferimento amore , famiglia, lavoro sicurezza. Soldi sudati, onesti, onorevoli, un uomo rispettato, Signor Dottore. Questa continua lotta inside me,questo prendere e lasciare, affondare per risalire la china con uno schiocco di dita, questa insicurezza nell’incedere, mi hanno fatto andare avanti a singhiozzi. Non sono mai riuscito a definirmi, né da un lato né dall’altro. Codardia o prudenza. Indolenza o paura. Continua la mia ambiguità, innata, propria della mia genetica, spesso invisibile ma determinante. Come l’atavica lotta tra bene e male. Come un continuo tumefatto groviglio, malsano frutto dal fascinoso sapore bohemienne, come un’antica cattedrale, crogiolo d’arte, abnegazione e decadenza, questa faida lacera le mie interiora, non lasciando più spazio alla leggerezza. Bramosa di vittoria la voce del crumiro mi ha spinto avanti. Assetata d’assenzio la voce maledetta si avvinghia ai miei desideri. Infine il bisogno di indipendenza, la voce della dignità, del bisogno, che ci rende schiavi del danaro. La necessità di riuscire a svoltare, ed è nell’assenza di un particolare dono il cruccio più grande. Se un uomo è quello che può e non quello che vuole, chi è meno dotato è fottuto in partenza. Non ho un dono particolare se non quello di avere un universo in continuo dirottamento…. |
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