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August 11 Sinfonia mortale (2)(SEGUE)...Gli stivali di pelle nera scricchiolarono sul pavimento di legno. Alle spalle dell’uomo la porta d’ingresso, di mogano scuro, era rimasta aperta lasciando intravedere il grande corpo del cane disteso, stordito. Lui guardava l’animale con tristezza mentre riaffioravano alla memoria i ricordi di quando, con amore e gioia, svezzava il peloso cucciolone. Il salotto d’ingresso era come se lo ricordava, immutato. Il divano basso ricoperto di tela rossa, il tappeto quadrato comprato ad Algeri ed a sinistra la porta scorrevole della cucina, di plastica, bianca e rumorosa. Chiusa, come sempre. Davanti a lui il corridoio silente e buio. In fondo la camera da letto. Restò fermo a guardarsi intorno, a rivivere emozioni vecchie e forti, a farsi assalire violentemente da una marea di ricordi, a farsi violentare dal dolore. Restò fermo ad annusare gli odori, i profumi di quella casa, ancora intatti. Il legno del soffitto e delle finestre, il camino, l’incenso lieve e pungente. Il portaincenso riposava annerito accanto alla finestra, esattamente dove avevano deciso quando lo avevano ricevuto in regalo. Si diresse verso l’orologio grande che ticchettava rumorosamente al centro della parete. Restò a fissarlo a lungo respirando profondamente e riflettendo. Una folata di vento gli accarezzò la fronte stempiata ed il collo. Le folte sopracciglia si aggrottarono per un momento. Dalla finestra il silenzio lo fissava con gli occhi della notte. Rifletteva sulla pochezza dell’uomo e sull’immortalità dei sentimenti. Sull’inutilità di una vita priva di sentimenti. Rifletteva sulla fortuna e sul merito. Capì che la capacità di amare era un castigo ed il trovare l’amore un premio per pochi. Sentì che il mondo era sbagliato e la gioia di alcuni immotivata. (CONTINUA)
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