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日志


8月13日

Sinfonia mortale (3)

Al primo sorso le gote di lei si accesero  di un rosso tenue, come quello dei papaveri che nel pomeriggio aveva visto imporsi sul giallo di uno sterminato campo di grano. La mano di lui le sfiorò impercettibilmente i fianchi e lei altrettanto leggermente assottigliò le labbra fini in un sorriso accennato, malizioso, forse non voluto. La band eseguì un pezzo veloce, passionale, sentito, come quelli che  Benny Goodmann eseguiva quando voleva fare impazzire le folle. I due continuarono a parlarsi senza parlare, sorridendo, sfiorandosi, ammiccando. I calici di vino, di cristallo purissimo, scintillanti di vita come la rugiada mattutina, non smettevano di sfiorare le loro labbra ed il vino non smetteva di inebriare i loro spiriti già colmi di vita.

 

Riusciva a sentire anche il profumo di lei. A quel punto decise di farsi avanti, di dirigersi verso la camera da letto, in fondo al corridoio. Gli stivali di pelle nera ripresero a scricchiolare. Prima di aprire la porta inspirò profondamente, sapeva che quello che avrebbe visto non gli sarebbe piaciuto.

I corpi dei due giacevano nudi, avvinghiati l’uno all’altra. Dormivano sereni senza il minimo timore. Lui si appoggiò al muro alzando il piede destro e poggiandolo sulla parete. Stava a guardarli inespressivo, annullato. Era passato quasi un anno dall’ultima volta che l’aveva vista e non era cambiata molto. Si era tagliata i capelli, ma il viso, le labbra, quella ruga a forma di s  piccola e impercettibile sotto il naso, tutto era uguale. Lei era sempre uguale anche senza di lui. Forse  più bella. Accartocciata tra le lenzuola sembrava felice.

Piegò il braccio destro portando la mano dentro la tasca interna del giubbotto. Al solo contatto il freddo dell’acciaio gli perforò le ossa, facendolo rabbrividire.

Al sordo colpo di pistola che sfibrò improvvisamente il nero della notte una civetta abbandonò il ramo sul quale riposava e quando anche l’eco dello sbattere d’ali svanì solo dei rotti singhiozzi riecheggiarono nell’aria. Lontano, impercettibile si sentiva sussurrare un vecchio blues.

 

Lasciarono il concerto così come erano arrivati, mano nella mano, lui innamorato, lei più sicura. Con passo deciso conduceva il suo amante verso la macchina, verso casa, verso quella meta che l’avrebbe resa donna.

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